La necessità aguzza l’Inglese

Londra

La necessità aguzza l’ingegno. Niente di più vero, specialmente se a sperimentare questo detto è lo studente che intraprende una vacanza studio all’estero per imparare l’Inglese.

Aldilà dei corsi di Inglese, che frequenta regolarmente tutti i giorni grazie alla scuola, lo studente si troverà, infatti, a fronteggiare le necessità quotidiane, dalla richiesta di informazioni al passante, all’esigenza di comprendere significato di insegne e indicazioni.

Non sarebbe insolito che, circondato dallo scintillio dei monitor giganti di Piccadilly Circus o assaporando il fascino di una rilassante passeggiata lungo il Tamigi a Londra, l’adolescente Italiano, avverta un improvviso bisogno ancestrale di pasta asciutta con pomodoro e origano.

Che sia ospitato da una famiglia Inglese o che viva nello studentato, potrà cucinare il suo manicaretto, ma prima di tutto, ci vogliono gli ingredienti.

Si va quindi al supermercato dove gli spaghetti e la passata di pomodoro sono facilmente reperibili, ma l’origano?

Le spezie sono sempre un po’ nascoste nei supermercati, quindi che fare?

Si ricorre a quanto si è imparato al corso di Inglese e, con un po’ di sforzo e di imbarazzo, si mettono insieme le parole necessarie per chiedere informazioni all’addetto del supermercato, che, quale egregio rappresentante della nota gentilezza anglosassone, non si rifiuterà di aiutare lo studente volenteroso.

Lo studente esordisce chiedendo dell’origano, pronunciando la parola con “r” rotante e vocali aperte come portoni, proprie della pronuncia Italiana.

L’inserviente cerca di intuire, ma brancola ancora nel buio, sicché lo studente ci riprova, storcendo la bocca e cercando di dare alla parola un tocco esotico alla John Wayne!

Dopo un simpatico scambio a colpi di dittonghi finalmente si accende la lampadina nella mente del commesso che esclama ad alta voce “Oregano!!!”.

Lo studente rimane un po’basito: ma come, era così semplice? Dove sbagliavo? Eppure è uguale all’Italiano!

Eh sì, è molto simile, ma non di rado la differenza di pronuncia e di impostazione labiale possono giocare scherzi bizzarri.

Qualche sorriso, qualche pacca sulla spalla e lo studente, soddisfatto, lascia il supermercato pregustando la sua pasta asciutta.

Un’avventuretta di poco conto, certo, ma possiamo stare ben certi che il nostro studente in vacanza studio all’estero sarà, anche dopo quindici anni, il primo ad alzare la mano quando qualcuno chiederà: “Come si dice origano in Inglese?”

Irene Paoluzzi

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